PORTICO. Nel nostro piccolo, ogni giorno, innaffiamo questi semi affinché da queste terre possano nascere i buoni frutti del domani.
Questa dichiarazione dintenti, che da sempre caratterizza limpegno del preside Falco, è riecheggiata nellaffollatissima palestra del San Giovanni Bosco adibita ad auditorium, dove era ospite il giudice Raffaello Magi, estensore della sentenza Spartacus contro il clan dei Casalesi. Centinaia di ragazzi, dai 10 ai 14 anni, per una mattina sono stati sottratti al solito tram-tram scolastico per ritrovarsi protagonisti in questo presidio della legalità. La manifestazione è iniziata con lesecuzione del coro Arcobaleno, diretto dalla professoressa Tescione, di La libertà. Una vecchia canzone ma sempre allavanguardia. La libertà è partecipazione, cantava Gaber 40 anni fa, un messaggio che ancora oggi sembra utopia.
Dopo i saluti istituzionali portati dal sindaco dottor Piccirillo, il padrone di casa ha aperto le porte del San Giovanni ai ragazzi del Don Milani di Caivano e dello Stroffolini di Casapulla. Il professor Falco ha presentato il progetto,quale nuova tappa raggiunta nellambito del Pon C3 Le(g)ali al sud finanziato dallUnione Europea, ma anche come un punto di partenza verso altre sfide. Il lavoro dei ragazzi che, questanno hanno approfondito le figure di due sacerdoti divenuti martiri, don Diana e don Puglisi, è stato stupefacente.
La palestra, tappezzata di cartelloni, si è allimprovviso trasformata in un palcoscenico. La rappresentazione di alcune scene di Alla luce del sole in cui i giovani attori, diretti dalla professoressa Rosa Golino, hanno fatto rivivere la lotta di don Puglisi, è stata toccante. I ragazzi hanno poi voluto dare un significato di speranza alle parole che usiamo frequentemente attraverso l Alfabeto della legalità. In questo contesto, anche il giudice che ha condannato a fine pena mai personaggi quali Sandokan, Iovine e Zagaria, si è trasformato per una mattina in un arbitro di basket. Nel gioco come nella vita – infatti- deve prevalere chi si dimostra superiore ma sempre nel rispetto delle regole, e non grazie alla loro violazione.
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Magi si è poi sottoposto al fuoco di fila delle domande degli studenti. Diversi gli argomenti trattati: dalla vita durante il processo ai casalesi ed alla paura per la sua incolumità e dei suoi cari, al persistere della mafia nonostante gli arresti. Il giudice è sceso tra i ragazzi per spiegare la normalità del suo lavoro, limpegno continuo in 7 anni di processo con la paura di non riuscire ad appurare la verità. Soprattutto, negli occhi ridenti del papà Raffaello Magi, è trasparso un velo di tristezza nel testimoniare i suoi ricorrenti incontri con figli o giovani parenti di mafiosi da lui condannati, e che hanno fatto la stessa scelta criminale. In tal senso lazione repressiva serve a poco. La legalità non è accettazione passiva della norma, ma educazione critica al rispetto della stessa.
La rivoluzione deve essere culturale: il ragazzo deve rispettare la legge non sotto minaccia della pena, ma per una scelta di dignità personale e di rispetto della libertà della comunità in cui vive. Ogni ospite ha portato la propria testimonianza concreta nellimpegno giornaliero alla legalità. Il dottor Taglione, coordinatore di Libera, ha rimarcato la figura di don Diana e come queste terre si stiano riscattando nel suo nome. Nelle terre di don Diana, ragazzi da tutta Italia ogni anno vedono limpegno della popolazione nei beni confiscati ai camorristi e riutilizzati per la società.
La dottoressa Narciso si è soffermata sui diritti dei ragazzi e la sostenibilità della vita nella città. Con la presentazione dello studio Figli della Città, lUnicef denuncia la violazione del protocollo per i diritti dellinfanzia sebbene ratificato da tutti gli Stati.
Quale illustre rappresentante delle forze dellordine il comandante dei carabinieri di Santa Maria, il capitano Carpino, ha teso la mano a questi giovani; di provenienza napoletana,anche lui aveva iniziato la sua avventura casertana non senza pregiudizi. Nel corso dei 4 anni successivi, tra arresti eccellenti e collaborazione quotidiana ,è riuscito a ricredersi notando un netto miglioramento della cultura della giustizia. Ciò su cui bisogna lavorare è il coraggio e la fiducia nel denunciare ogni genere di sopruso; la lotta allassuefazione ed allomertà è la nuova sfida per il cittadino.
Qui si è respirata unaria nuova, unaria libera- hanno dichiarato gli ospiti al termine del consesso scolastico. Il merito sicuramente va ai responsabili del progetto: le docenti Clemente e Piccerillo, ed a tutti coloro che hanno partecipato al progetto come sottolineato dal preside. Decisivo, però, è il contributo dei pochi educatori che come il professor Falco hanno il coraggio di mettersi in discussione con il suo fare scuola in maniera eterodossa: Cercando di preparare le nuove generazioni alle difficili ma stimolanti sfide del futuro. Persone normali che fanno il loro dovere in un momento storico ed in un contesto fuori dallordinario, ecco chi sono i nuovi eroi per caso.