MOSCA. Sono 248 i feti umani ritrovati da un pescatore ai piedi degli Urali, in Russia. I corpicini, tutti tra le dodici e le ventisei settimane di vita, risalenti a una decina di anni fa, erano abbandonati in macabri contenitori da cinquanta litri riempiti di formaldeide.
I corpi e i contenitori sono ora oggetto delle indagini degli investigatori, dopo che il ministro della Sanità russo ha definito lepisodio una violazione medica inammissibile dal punto di vista morale ed etico. Varie le ipotesi al vaglio degli investigatori sulluso di quei feti.
Si potrebbe trattare di reperti biologici susseguenti ad aborto provenienti da quattro ospedali differenti della zona, mentre secondo altre fonti potrebbero essere riconducibili a nascite premature o ad aborti spontanei.
Ma dietro a tutte queste ipotesi rimane l’allarme lanciato dai medici e dai responsabili della sanità russa, che da tempo richiamano l’attenzione sul traffico di embrioni e feti usati per illegali trattamenti di bellezza.
Da tempo, infatti, gira la voce che esistano organizzazioni criminali in Russia e in Ucraina dedite al traffico di feti abortiti dai quali verrebbero poi estratte staminali per interventi di chirurgia estetica.