Cinque persone, tra cui l’ex boss napoletano del clan Sarno, Vincenzo Sarno, 55 anni, ex collaboratore di giustizia e già detenuto, sono state arrestate dagli uomini della Dia di Brescia per aver organizzato l’omicidio, a Brescia, di un altro ex “pentito”. In carcere anche due uomini residenti a Modena che avrebbero dovuto eseguire materialmente il piano, un uomo residente a Genova che aveva fornito una pistola e un altro che abitava a Brescia che avrebbe effettuato un sopralluogo per identificare l’abitazione della vittima. Alcuni degli indagati sono risultati avere contatti con lo stesso clan camorristico del quartiere Ponticelli di Napoli e la cosca ‘ndranghetista Arena di Isola Capo Rizzuto (Crotone) che avrebbe fornito delle armi.
L’indagine trae origine dall’incendio, avvenuto nel gennaio 2022 a Brescia, in zona Urago Mella, di un’autovettura in uso ad un ex collaboratore di giustizia di origini campane, da tempo residente nel capoluogo della Leonessa. Incendio che veniva appiccato mediante diavolina posta su uno pneumatico con lo scopo di avviare una lenta combustione ed attirare, quindi, in strada il proprietario dell’auto per ucciderlo in un agguato, al quale scampava per il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco e delle forze di polizia che induceva i sicari ad allontanarsi.
Considerati i trascorsi delinquenziali della vittima e la sua passata appartenenza a contesti di camorra campana, la Direzione distrettuale antimafia delegava alla Dia bresciana gli accertamenti finalizzati a riscontrare le motivazioni all’origine dell’episodio di danneggiamento del veicolo, dai chiari contorni intimidatori. Emergeva, così, l’esistenza dell’agguato mortale contro l’ex collaboratore di giustizia che, in base alle risultanze investigative, sarebbe stato ideato e organizzato da vari appartenenti a un gruppo criminale capeggiato da un altro pentito, Vincenzo Sarno, a suo tempo figura apicale del clan Sarno, tuttora inserito nel programma di protezione, ma attualmente detenuto per questa vicenda dopo essere stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto eseguito lo scorso 6 febbraio.
In precedenza, erano stati effettuati altri tre arresti, tra i quali quello di un terzo ex collaboratore di giustizia, colto negli attimi immediatamente successivi all’acquisto di un fucile di precisione Remington modello 700 calibro 308, completo di ottica e munizioni, reperito sul mercato delle armi provento di furti in abitazione, con l’intento di utilizzarlo per commettere un omicidio che, se non sventato, avrebbe potuto innescare una faida. Anche ai restanti due arresti in flagranza di reato si era proceduto per detenzione e porto di arma da sparo in luogo pubblico e, nello specifico, di due pistole Beretta, rispettivamente calibro 22 short e 6.35, con relativo munizionamento e matricole abrase.