È iniziato nel cuore della Fortezza da Basso il congresso federale della Lega, il primo dalla trasformazione in “Lega per Salvini Premier”, e l’aria che si respira è quella di una celebrazione annunciata. Nessun avversario interno, nessuna sfida alla leadership: Matteo Salvini si avvia verso una riconferma per acclamazione, mentre la platea dei 725 delegati provenienti da tutte le regioni d’Italia si riunisce sotto lo slogan “Il coraggio della libertà”.
A guidare i lavori è Giancarlo Giorgetti, ma la scena è tutta per il segretario uscente – e rientrante – Salvini, che apre i lavori con un intervento dai toni netti: “La Lega è il governo. Lo vedrete oggi e domani: siamo una cosa sola. Conte e Schlein si mettano l’anima in pace: siamo la garanzia della durata dell’esecutivo”. Un messaggio rivolto tanto all’opposizione quanto agli alleati, quasi a rafforzare il ruolo di cardine del Carroccio all’interno della maggioranza.
Lunga vita alla Lega (e a Salvini) – Uno dei punti caldi dell’assemblea è la proposta di riforma dello statuto del partito, che punta a prolungare il mandato del segretario da tre a quattro anni. Se approvata, la modifica proietterà Salvini alla guida della Lega fino al 2029. Un ulteriore passo verso la centralizzazione della leadership, accompagnata da altre novità statutarie: fine dell’obbligo di dieci anni di militanza per accedere al Consiglio federale, più poteri ai vice e, soprattutto, la possibilità di nominarne un quarto. Un segnale, neanche troppo velato, che potrebbe aprire le porte all’ingresso del generale Roberto Vannacci nei vertici del partito. Anche se, almeno ufficialmente, il suo nome per ora resta ai margini del congresso.
Un partito “nazionale”, non più “del Nord” – Il Carroccio archivia definitivamente la stagione della Lega Nord, abbracciando la dimensione nazionale evocata nei saluti di Salvini: “Benvenuti ai fratelli veneti e lombardi, ma anche a quelli siciliani, pugliesi e romani. Questo è il primo congresso davvero italiano della nostra storia”. Una svolta già in atto da tempo ma ora ufficializzata anche dalla presenza di delegazioni e dirigenti provenienti da tutto lo Stivale.
“Nessuna guerra, ma tante battaglie” – Sul palco, Salvini si mostra determinato ma pacato. Rivendica la volontà di costruire un futuro di pace, opponendosi tanto ai conflitti militari quanto a quelli economici: “Non sarà un congresso contro qualcuno. Non siamo contro l’Europa, gli stranieri o le diversità. Noi le difendiamo. Il buon Dio ci ha fatti diversi, e noi difendiamo questa ricchezza”. Ma subito dopo lancia la sfida alle istituzioni europee: “Serve un reset: basta con il Green Deal, basta con la sbornia elettrica, basta con le politiche che penalizzano agricoltori e pescatori. L’Unione Europea sta massacrando le nostre imprese e noi dobbiamo reagire. Dialogare, non guerreggiare, ma serve fermezza”. E non manca una stoccata al piano europeo di riarmo, mentre a Roma il Movimento 5 Stelle protesta in piazza.
Dazi Usa: “Dialogare con Trump e stoppare politiche suicide UE” – Non manca il riferimento ai dazi di Trump, di cui già in mattinata aveva parlato anche il ministro Giorgetti al Forum Ambrosetti. “La trattativa col governo americano ci deve essere, meglio dialogare che guerreggiare – dice Salvini, che sarà riconfermato nel ruolo di segretario del partito –. Quello che può cambiare sono le politiche suicide dell’Ue. Parlano dei pericoli dei dazi di Trump sulle auto europee ma, stando alle folli direttive, 7 milioni di veicoli euro-5 tra poche settimane dovrebbero essere fuori legge. In attesa di portare a casa una trattativa utile con gli Usa azzeriamo le politiche suicide Ue che stanno massacrando le nostre imprese, azzeriamo la burocrazia europea”.
“Lega e Governo una cosa sola” – Salvini prova poi ad allontanare le voci di tensioni con Forza Italia (anche oggi Antonio Tajani ha ricordato che “solo Ue tratta con Usa, sono le regole”). “La Lega e il governo sono una cosa sola, si mettano l’animo in pace, Conte, la Schlein, e compagnia varia – insiste –. La Lega è garanzia che il governo avrà vita lunga, la Lega è il collante del governo”.
Riflessioni, mozioni e ospiti internazionali – Nel corso del weekend si discuteranno anche le 17 mozioni tematiche presentate dai delegati. Alcune di queste potrebbero essere votate dopo l’intervento conclusivo del leader, ma l’ipotesi più probabile è che vengano inglobate nel programma del segretario, rafforzandone così la legittimazione. Ad accompagnare il congresso, una galleria di immagini di Salvini tra comizi, raduni e strette di mano con alleati europei. E proprio il fronte internazionale rappresenta uno dei punti di forza della due giorni fiorentina: attesi i messaggi video di Marine Le Pen, Viktor Orbán, Geert Wilders, Jordan Bardella e Santiago Abascal, mentre in presenza è confermata la partecipazione di figure istituzionali come Emanuele Orsini (Confindustria) e Francesco Paolo Capone (Ugl). L’ipotesi di un videomessaggio di Giorgia Meloni rimane sul tavolo. Smentita quella di un collegamento con Elon Musk.
Nessuna sorpresa dal voto – Il clima è quello dell’unità di facciata, ma anche dell’assenza di competizione reale. Salvini è il candidato unico alla segreteria e domani sarà incoronato ufficialmente. Intanto, si rinnova parte del Consiglio federale: 22 i posti in palio, 32 le candidature pervenute, nessun big in corsa, almeno ufficialmente. Conclude Salvini: “La Lega è una comunità. E questo congresso serve non solo per ratificare un percorso, ma per costruire il futuro. Un futuro fatto di studio, idee, proposte e identità”. Firenze diventa così il teatro di una rinnovata legittimazione. Nessuna rivoluzione, ma una piena investitura. E, almeno per ora, nessun segnale di resa.