‘Ndrangheta, faida tra clan italiani e rom: 5 arresti per l’omicidio Speranza

di Redazione

All’esito di indagini coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, gli uomini della Dia hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 indagati per concorso nell’omicidio di Massimo Speranza, alias “il Brasiliano”, commesso circa 24 anni fa.

Le misure cautelari sono giunte a seguito degli approfondimenti investigativi del centro operativo Dia di Catanzaro, imperniati sulle analisi e riscontri di dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia che hanno consentito di ricostruire le diverse fasi dell’omicidio di Speranza, e delineare, al momento a livello indiziario e cautelare, i ruoli rivestiti dai presunti responsabili, ritenuti, a livello indiziario, mandanti ed esecutori dell’omicidio, commesso con le modalità della “lupara bianca”, nonché la dinamica e il movente dell’omicidio.

Classe 1980, Speranza scomparve l’11 settembre del 2001, senza lasciare alcuna traccia. Il movente sarebbe maturato nel contesto mafioso riconducibile alla cosiddetta “cosca degli Zingari” di Cosenza con l’avallo dell’articolazione ‘ndranghetistica degli “zingari di Cassano”, in quanto Speranza, pur abitando a Cosenza, in via Popilia, zona caratterizzata da una forte presenza rom, era ritenuto molto vicino al clan contrapposto degli “italiani” e sospettato di aver divulgato informazioni riservate riguardanti il gruppo rom.

Era il periodo in cui a Cosenza vi era una forte contrapposizione tra il clan dei rom e quello degli italiani, della quale costituiva episodio emblematico la “strage di via Popilia”, avvenuta l’11 novembre 2000. In tale fase di forte fibrillazione, l’allora 21enne Speranza, sospettato di essere una “spia”, sarebbe stato attratto in una trappola dai presunti responsabili dell’omicidio che lo conducevano da Cosenza nella zona di Cassano allo Ionio, con il pretesto di fargli “testare” una partita di stupefacente di particolare qualità. Durante una breve sosta a Lauropoli, Speranza veniva condotto ad Apollinara e, da qui, a San Demetrio Corone, dove veniva attinto da colpi d’arma da fuoco con il successivo occultamento del cadavere. IN ALTO IL VIDEO

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