VARESE. E’ Luigi Piccolomo, 58 anni, imbianchino del varesotto, il fermato per l’omicidio di Carla Molinari, l’82enne ex tipografa in pensione, ritrovata uccisa e con le mani mozzate lo scorso 5 novembre nella sua abitazione a Cocquio Trevisago, in provincia di Varese.
Residente ad Ispra (Varese), l’uomo è già noto alle forze dell’ordine: nel 2003 fu indagato per la morte della moglie, avvenuta in strane circostanze: il corpo della donna fu trovato carbonizzato dentro l’auto condotta da Piccolomo, che riferì di esser riuscito a scendere prima che le fiamme avvolgessero il veicolo. Disse di aver appena fatto il pieno e di aver riempito anche una tanica di benzina, e che la moglie si era accesa una sigaretta. All’epoca fu indagato per omicidio colposo, poi patteggiò la pena. In seguito sposò una giovane colf marocchina, che aveva lavorato anche in casa di Carla Molinari, ed ebbe con lei due figli. Ultimamente aveva aperto un’impresa edile che aveva accumulato protesti per cambiali e assegni scoperti. Sicuramente conosceva bene la vittima e sapeva che aveva da parte un discreto patrimonio. Questo potrebbe essere il movente del delitto.
PER L’OMICIDIO HA PRESO SPUNTO DA CSI. Piccolomoè un appassionato di telefim come Csi, Criminal Minds, Senza Traccia, legati alle indagini scientifiche dei delitti. Proprio da uno di questi potrebbe aver preso spunto per mettere in atto l’omidicio che, secondo gli investigatori, sarebbe stato pianificato, infattiè accusato di omicidio premeditato aggravato dalla brutalità, oltre che dai futili motivi che paiono essere di tipo economico. Gli sarebbero stati riscontrati graffi sul volto, derivati forse di una colluttazione. Ecco perchéavrebbe tagliato le mani alla vittima: perché sotto le unghie di lei era rimasto il suo materiale genetico. L’unico precedente di questo genere è avvenuto anni fa negli Stati Uniti, e se ne parlava appunto in una puntata di Csi.
INCASTATRO DA IMPRONTE E DA UNA TESTIMONE. Il caso sarebbe stato risolto, oltre che dalle indagini sulle impronte di scarpe nella villetta (numero 38, l’uomo è piccolo di statura), anche grazie all’apporto di una testimone. Una donna, sentendo al Tg il dettaglio dei mozziconi lasciati qua e là nella villetta degli orrori, s’è ricordata d’aver visto Piccolomo proprio qualche ora prima del delitto trafficare con un posacenere in un locale pubblico. Colta da un tremendo dubbio è andata a raccontare il dettaglio agli uomini della squadra mobile diretta da Sebastiano Bartolotta. E’ cominciato così un attento monitoraggio nei suoi confronti fino a raccogliere quegli elementiche, secondo gli investigatori, lo inchioderebbero alle sue responsabilità: fra questi, le riprese della telecamera di sorveglianza del locale, che lo inchiodano mentre raccoglie i mozziconi dal posacenere.
GLI ELEMENTI RACCOLTI.A tradire l’indagato sarebbero state proprio le impronte di scarpe, numerose, trovate sulla scena del delitto. Erano in tutta la casa, escluso il bagno: scarpe da ginnastica, numero non grande (38/39), lo stesso della vittima e del presunto assassino, piccolo di statura. Sembravano seguire traiettorie senza senso. In alcuni punti erano appaiate, come per la conseguenza di un salto. Insensate, tanto da far pensare a un depistaggio, ipotesi valida anche per i quattro mozziconi di sigaretta senza cenere accanto e ritrovati per terra: erano di quattro marche diverse e la vittima non fumava. Così come avrebbero potuto essere depistaggi la cerniera slacciata dei pantaloni di lei (perché si pensasse a una violenza?) oppure le carte lasciate sui cassetti e la cura sistematica nello svuotarli tutti, come si volesse suggerire la teoria di una rapina o un furto. In casa non c’erano altri segni i disordine o colluttazione, a parte uno sgabello per terra accanto alla donna. L’assassino aveva allacciato la cerniera del maglioncino di Carla, prima aperto perché sul davanti non ci sono i segni delloggetto appuntito con cui è stata colpita 15 volte.
IL TESTAMENTO DELLA VITTIMA. Secondo quanto riferito da un amico di famiglia,Carla Molinari aveva un patrimonio che ammontava a circa 500mila euro e stava per fare testamento: “Era già andata a incontrare un notaio e mia madre laveva accompagnata – ha raccontato Piercosma Turuani Porretti -. Voleva lasciare una parte dei suoi averi ad alcuni parenti, ma non tutto, perché diceva che erano già persone benestanti. Una parte voleva invece lasciarla alla Chiesa. Mi sembra volesse anche destinare un campo che possedeva a Caldana, una frazione di montagna, alla signora che per tanti anni le aveva tenuto le chiavi di casa, a cui era davvero riconoscente e a cui era fortemente legata”.